La città si cambia un giorno alla volta

28 febbraio 2025
Capita spesso così con i diari: ci sono dei buchi. Tutto quello che è successo nel frattempo non è andato perduto, è altrove. Uno dei motivi per riprendere a tenere aggiornato il diario è quello di provare a raccontare il nostro lavoro, che spesso diamo per scontato. Noi siamo continuamente immersi nel mondo editoriale e questo ci porta non tener conto di alcuni tecnicismi e di alcuni aspetti dei libri che il pubblico invece non conosce. Una delle azioni più importanti che possiamo portare avanti è quella di raccontare il nostro mondo, le scelte. E lo possiamo fare in tanti modi. In questi giorni è arrivato in libreria un libro che ha come titolo Perché non parli? Si tratta di un saggio sull’accessibilità dell’opera d’arte e dei musei: come si possono rendere i musei e le opere d’arte accessibili? Come si può fare in modo che il messaggio che veicolano arrivi a un grande numero di persone e non resti privilegio di un gruppo chiuso e ristretto di addetti ai lavori o grandi appassionati? La stessa domanda ce la vogliamo porre noi: come possiamo far parlare i libri, come possiamo metterli in relazione con le persone che potrebbero trovarci dentro qualcosa che faccia loro del bene? I modi sono tanti, sia digitali, sia relazionali, di incontro. Se le librerie fisiche possono offrire un servizio, questo servizio può essere anche questo: far parlare i libri, permettere alle opere di farsi ascoltare. E dunque continueremo a farlo, interrogandoci sull’efficacia e sulla bontà di quel che facciamo.

30 settembre 2024
Sono moltissime le cose ferme: il diario rallenta, il progetto del film è in letargo, le comunicazioni si fanno meccaniche. Quando questo succede, per noi significa che c’è qualcosa di molto impegnativo che sta richiedendo grandi energie. E in effetti in questo periodo ci sono tante partite che stiamo giocando, contemporaneamente, e che ci richiedono attenzione. Proviamo a fare il punto su cosa sta succedendo e su cosa succederà in questo mese di ottobre straripante: uno, saremo impegnati a Torino in tre plessi con quattordici classi di terza superiore. Con loro lavoreremo sulla comunicazione e sullo stare in classe e in relazione con gli altri; due, stiamo conducendo delle formazioni alla biblioteca di Settimo e abbiamo impegnato tempo nella selezione dei titoli di cui parlare e degli strumenti e giochi da raccontare; tre, abbiamo preparato la festa di compleanno e questa settimana ci prepariamo a viverla, ad attraversarla facendoci trasformare dagli incontri; quattro, cerchiamo di immaginare come sarà l’esperienza per noi nuova di Portici di carta il 12 e il 13 ottobre; cinque, stiamo tentando di immaginare cosa vorremo proporre nei mesi di novembre e dicembre in libreria e stiamo coordinando gli ordini. Tutto questo accade e noi siamo del tutto immersi nel corso di questo fiume. Ed è bello sapere che noi siamo in parte la spinta e la corrente del fiume, che però ci oltrepassa ed è molto più di noi.

24 settembre 2024
Le lunghe telefonate con P. per sopperire alla distanza, per confidarsi il sentire comune. La condivisione delle pensate, dei progetti, delle cose che stanno a cuore. La memoria assieme alla visione. I pilastri, la stima delle persone vicine: da questa amicizia tutta particolare fioriscono continui rimandi, ripetute occasioni di riflessione, speranze, volontà di azione. Così succederà prima o poi di incontrarsi in un luogo che non sia solo la Bologna Children’s Book Fair. Magari sarà la casa di Orecchio Acerbo, magari sarà Torino: chissà cosa ci riserva il tempo che viene. E poi un altro appunto della giornata odierna: l’incontro con il gruppo di lettura delle elementari, la scoperta continua della missione nella quale siamo immersi: esserci per l’ascolto e per la parola, per osservare e per dire con cura. Ogni presenza, ogni vita ha bisogno del suo modo, ognuno condivide con altri lo spazio, si scelgono delle regole, ci si sperimenta al suo interno, si sta senza giudizio. Il gruppo di lettura è un tempo di grande fermento, alla fine di una intensa giornata scolastica: allora la sfida è stare assieme con un libro, provando a farci amicizia, provando a farlo diventare l’ennesimo membro del gruppo, compagno e non estraneo.

19 settembre 2024
Salendo sul terrazzo della biblioteca di Settimo si scorgono le colline d’intorno. Oggi si vedeva limpida Superga, assieme a qualche costruzione settimese e al verde folto delle piante sulle ripe. Un laboratorio bello come quello di oggi non sarebbe stato possibile altrove: per la luce, per gli spazi, per i bambini, per chi li ha accompagnati. Alla fine F. è rimasto a fare un giro attorno alle piante, con la sua mamma e il suo papà. Mi ha portato una foglia profumata e me l’ha fatta odorare. Annusandola ho saputo che si trattava di melissa, ma da dove sia giunto questo sapere proprio non saprei. La conferma, F., l’ha avuta andando a chiedere nei piani bassi. Invece stamattina sono stati gli sguardi di piccolissime e piccolissimi amici a suscitare la gioia e la meraviglia, sui tappeti della libreria. Facciamo qualcosa di straordinario, di cui non cogliamo le conseguenze più profonde: come per la melissa, sappiamo che stiamo mettendo in atto qualcosa di fondamentale, ma delle origini di questa consapevolezza non abbiamo contezza; né è opportuno averla. Certe cose vanno lasciate avvolte di aura, non per scaramanzia, non per pigrizia, ma per rispetto, per tutela, per saggezza.

18 settembre 2024
Una telefonata mattutina ha fatto diventare Vanessa tutta rossa. Capita. Abbiamo concordato una chiamata per organizzare un incontro in libreria, ma evidentemente l’intenzione dell’incontro non si è rivelata in linea con la nostra storia, con le nostre idee, con le lotte che portiamo avanti. Siamo liberi – lo saremo finché ci saremo -, di scegliere con cura chi ospitare. Perché la nostra non è una missione commerciale: noi non vogliamo vendere ciò che si vende, noi proponiamo libri, giochi, strumenti, materiali nei quali abbiamo messo un pizzico di noi, un pizzico di Axolotl. Così l’incontro non si è programmato. Le intenzioni sono le ultime nella realizzazione, ma le prime cronologicamente parlando: e se le intenzioni non sono affini, il matrimonio non si fa. In compenso stiamo lavorando per un appuntamento che ci onora e che sarà straordinario: diversa pasta, diversa visione, diverso tutto. Aspettiamo F. con gioia, trepidazione, ritualità.

13 settembre 2024
Se si potessero misurare le cose che sono successe oggi, sarebbero cose altissime verso la sommità del cielo e profonde fino al centro della terra. Il fatto è che si tratta di cose in-misurabili, come «misurare la temperatura dello sguardo che mi guarda» direbbe Ayumi Kudo. Le cose in-misurabili di oggi sono le mamme con i loro bambini tra i sei e i dodici mesi che si sono sedute sul tappeto e hanno osservato i loro piccoli e le loro piccole in relazione alle parole dei libri, alle immagini, allo spazio. Le cose in-misurabili sono le letture e le foto con M. e M., con quella forma di dialogo che sta tutta raccolta nella spoglia autenticità, nell’allontanamento di ciò che è maschera. Le cose in-misurabili sono le parole di E. che ci parla di città, di forme e spazi capaci di cambiare la biografia delle persone. Alle cose in-misurabili appartiene anche la domanda di Aldo, che chiede chi abbia scritto il documento e lo descrive come davvero bello. Alle cose in-misurabili appartiene il nostro lavoro, la nostra commozione, la speranza che ognuno dei cento semi possa trovare il terreno su cui germogliare.

10 settembre 2024
Quest’estate siamo andati alle Colline di Giuca, un luogo che Vanessa ha scovato attraverso le sue preziose ricerche. Lì abbiamo trovato cose bellissime, un pensiero che le tiene tutte assieme e soprattuto abbiamo incontrato Renato ed Elena. Quell’incontro è stato felice, ci siamo confrontati, abbiamo messo assieme esperienze diverse e così abbiamo lanciato un amo verso il futuro. E il futuro è oggi (assieme a molti giorni del domani): Renato ed Elena sono venuti a trovarci da Baldissero d’Alba, per osservare un laboratorio, per vedere la libreria, per scambiare ancora qualche riflessione e per proporci qualche cosa da fare assieme. Una parola che loro usano molto e che dice bene quello che sta succedendo è sinergia, che significa operare insieme. Le strade sono moltissime, se ne può percorrere solo una alla volta. Eppure forse non è esattamente così, perché le idee e i semi che ciascuno sparge, magicamente iniziano a camminare e allora le vie su cui siamo cominciano a moltiplicarsi, si formano sentieri (mai autostrade!) e qualcosa lentamente cambia.

4 settembre 2024
Scholè ovvero del tempo libero ovvero di quella voglia di fare qualcosa assieme agli altri. Questa sera D. ha tenuto la penultima lezione tra quelle messe in calendario con Scholè. Una lezione sulla storia e su una rivolta: la storia attraverso tre opere (Sei lezioni sulla storia, Apologia della storia, La conoscenza storica) e attraverso una rivolta, quella di Reggio del 1970, la più lunga tra le rivolte urbane in Italia, durata dal luglio del 1970 al febbraio del 1971. Una lettura, quella di D., che vede in quell’episodio storico l’imbocco di un percorso che si ripercuote ancora oggi sulla vita politica; un evento accaduto in periferia, ma che ha comportato conseguenze rilevanti sul governo dell’Italia intera. Così abbiamo messo in valigia altro materiale su cui riflettere, altri elementi che possono tornarci utili per leggere il tempo presente. C’è un aspetto che più di ogni altro è bello nel viaggio che stiamo facendo: condividiamo una stanza, stiamo in ascolto. Oggi tentare di combattere l’abitudine di rintanarsi in casa è una sfida ardua: chi esce di sera, chi prova a trovarsi per lavorare a qualcosa che non sia l’immediato servizio del sé? Che cosa può ridestare una vita comune, che sottragga l’individuo alla sua condizione di isolamento (sebbene familiare, sebbene in compagnia) per consegnarlo alla comunità di cui è parte sgretolata? Se c’è un motivo per cui ci troviamo la sera è per essere umani insieme, per fare qualcosa di importante. Tra molti anni ripenseremo a queste serate come a qualcosa di estremamente prezioso, che abbiamo avuto il coraggio e la forza di rendere possibili.

3 settembre 2024
Tutto ciò che abbiamo preparato, in questi giorni è chiamato a maturare. Come per i frutti degli alberi, lo stesso vale per i frutti del lavoro: noi possiamo prenderci cura della pianta, possiamo tentare di proteggerla da alcuni eventi atmosferici, possiamo imparare alcune buone pratiche e attuarle, ma alla fine – proprio alla fine fine del tutto – il frutto nasce e matura per qualcosa che oltrepassa il nostro solo impegno. Così è di tutto quello che abbiamo scelto di proporre in libreria: abbiamo teso una mano per l’alleanza con i bisogni delle persone e offriamo la nostra terra perché questa alleanza si possa realizzare. Si tratta ancora di un tempo sospeso, da qui al nostro compleanno, quando chiuderemo un particolare periodo di accoglienza di amici, autori e incontri. A tutte le persone che orbitano attorno al mondo-giardino della libreria noi saremo debitori per la buona riuscita di ciò che noi abbiamo, in questi mesi, preparato.

31 agosto 2024
Sabato di fine agosto. Si entra nel mese di passaggio verso le tele preparate nei mesi scorsi. Ora è tempo di dipingere giorno per giorno le opere che vi resteranno impresse. Azioni, incontri, telefonate, grafiche, letture, scelte, attenzioni. Scorrerà il tempo, arriveranno i giorni, si srotoleranno, come il corpo piegato in avanti che lento risale, partendo dal coccige fino alla nuca: una vertebra alla volta, con estrema lentezza, percepite tutte. Poi il taglio al filo che ha srotolato i giorni e tutto, in un istante si riavvolge, pronto a ripetersi nella memoria e nella rinnovata, uguale, simile, sorella azione della salita. Il corpo ha memoria. Inizia il tempo degli incontri.

29 agosto 2024
Abbiamo allestito oggi la terza mostra della libreria. La prima è stata quella di EricaVale Morello. La seconda quella di Olga Tranchini. Oggi è stato il turno di Anna Benotto. È arrivata con le borse piene dei suoi lavori e con una valigia di cartone e con un mappamondo. I suoi lavori originali sono dei fogli A4 illustrati con la grafite. Il libro però ha dei colori, aggiunti in digitale. Questa mostra è diversa dalle altre perché permette di cogliere i passaggi di lavoro da una fase all’altra, fino ad arrivare al libro illustrato. L’opera in questione è Viaggi edito da Lupo Guido. Un lavoro fine e delizioso, curato e ingegnoso nell’inquadratura e nel racconto. Un lavoro davvero pregevole. Anna ci ha raccontato di essere alla sua prima esperienza come illustratrice professionista, lei che ha lavorato per vent’anni come restauratrice e che ha sempre disegnato per piacere. Il tempo l’ha aiutata a esprimersi in un modo suo, proprio suo. Adesso aspettiamo gli sguardi attenti e curiosi delle persone che passeranno davanti alla vetrina e che si fermeranno a gustare cotanta bellezza.

28 agosto 2024
Primo laboratorio di poesia. Nuove sperimentazioni, sulla pelle dei bimbi che scelgono di partecipare. Quindi è giusto avere cura e rispetto dei loro modi e delle loro intuizioni. E a leggere ciò che hanno mostrato e condiviso, c’è da restar commossi. C. ha detto a M.: «La tua poesia mi ha entusiasmato». Laboratorio impostato innanzitutto come libertà di esprimersi: se la poesia diventa una pratica abituale potrà anche essere amata: se diventa il luogo delle regole non potrà che essere apprezzata da un’élite e in libreria lo spazio vorremmo che fosse di tutti, ma non per tutti allo stesso modo: per ciascuno uno spazio di sperimentazione, di ascolto e di accoglienza, un luogo in cui poter sbagliare in tranquillità e quasi con orgoglio, un luogo in cui è sacro curare il lavoro proprio e altrui. Ogni laboratorio, ma soprattutto ogni riflessione su ciò che si è fatto, è un’occasione per imparare un pizzico di più a essere come si vorrebbe, con meno cattiveria e più disponibilità. Più poeti e meno burocrati.

27 agosto 2024
Giornata di laboratorio. Quattro bambini erano alla loro prima esperienza in libreria. Un termometro per valutare la buona riuscita di un laboratorio è osservare i volti dei bambini quando si è ritirato tutto il materiale: se sono a loro agio, se hanno preso confidenza con lo spazio e con chi ha condotto, se osano dei gesti che all’inizio erano chiusi in una timida vicinanza alla propria mamma, allora la temperatura è buona: uno degli scopi è stato raggiunto, cioè quello dell’accoglienza. Il gioco, si sa, è una cosa seria. Bisogna entrare dentro a un mondo ed esplorarlo, bisogna dare il tempo di concentrarsi e trovare l’occasione e lo strumento perché ciascuno possa vivere un buon tempo di concentrazione. La dinamica fondamentale è proprio questa, stare sull’azione, lasciarsi assorbire, trovare nel contesto del gioco proposto un fare che sia totalizzante, anche per poco. La condivisione non può che essere successiva, altrimenti è imposta. La condivisione a volte accade, altre volte no. E questo, invece non è un termometro, non è una cartina tornasole. La condivisione è solo una delle tante dinamiche in cui il gioco può evolvere, ma non è tra gli obiettivi primari.

24 agosto 2024
Quando si riempie un imbuto di sabbia è possibile che questa scivoli senza interruzione verso il basso, in un continuo flusso di granelli. Oppure può darsi che il flusso ad un certo punto si inceppi e la sabbia cessi di scorrere. In quei casi si può intervenire con qualche colpetto o infilando un legnetto per smuovere i sedimenti. In questi giorni mi sento un po’ come un imbuto e i lavori da portare avanti si sono incastrati: bisognerà smuoverli in qualche modo, ma non so ancora quale legnetto usare per riuscire a inanellare un lavoro dietro l’altro e per fare in modo che tutte le attese che girano attorno alla libreria autunnale fluiscano senza far traboccare l’imbuto dalla sommità. Le cose ci cascano dentro a gran velocità, incalzate dai giorni di settembre quasi alle porte, e non resta molto vuoto in questo imbuto: bisogna che da sotto qualcosa ricominci a passare con costanza.

22 agosto 2024
Sono senza dubbio di più i progetti non realizzati di quelli che hanno preso vita: ma la cosa bella è che quelli che siamo riusciti ad avviare e a mantenere finora sono moltissimi. Questo pensiero sgorga dalla volontà di Vanessa di mettere in piedi un altro lavoro, sempre complementare al nostro ruolo di divulgatori e di missionari della buona pratica del leggere ai piccoli: si tratta di un invito rivolto ai pediatri del territorio a proporre buoni libri e in buono stato, costantemente rinnovati, nei loro studi, in quelle sale d’attesa frequentate da molti bambini ogni settimana. Con ostinazione saprà rivolgersi a queste figure fondamentali per ciascuna famiglia e con la sua dialettica non faticherà a costruire percorsi e a tessere nuove reti di accoglienza. Ma già che ci siamo proviamo a fare un elenco, approssimativo, dei progetti che ci hanno visti impegnati in questi primi quasi tre anni: gruppi di accompagnamento alla nascita, gruppi del genitore custode suddivisi per fasce di età (chissà quanti bambini sono passati da questi gruppi? Saranno già duecento? Non è così improbabile), gruppi di lettura delle elementari e delle medie, regalo solidale a Natale, mostra di EricaVale Morello, mostra di Olga Tranchini, un Salone del Libro, ospiti numerosi (magari una volta dedichiamo un pensiero a raccontarli tutti), letture e laboratori negli asili nido, nelle scuole dell’infanzia, alle elementari e alle superiori.

21 agosto 2024
Che tempo bizzarro, quello del rientro. Lentezza saggia e stanca, pigra forse. Di quella pigrizia che lascia depositare le cose, le mail per esempio. Tempo di chiamate con autrici che verranno e con persone che chiedono se siamo aperti. Tempo di saluti e di nuovi nati. Di tantissime cose da riordinare e di libri a cui trovare un posto. Tempo che prepara al periodo più frenetico, quello in cui la pigrizia non avrà spazio. Questo è il tempo in cui la noia deve fare il suo corso e suggerire le immagini migliori per vivere bene il prossimo autunno. E a rendere bizzarro il tempo è anche l’attesa di alcune risposte, che in qualche modo decreteranno le sveglie mattutine del mese di settembre e del mese di ottobre.

10 agosto 2024
Per la prima volta sto leggendo Grammatica della fantasia di Gianni Rodari. E se dovessi dire qual è la cosa che ho imparato e che vorrei non dimenticare, ma soprattutto che è rivoluzionario mettere in pratica, è questa: quando guardiamo a un bambino o a una bambina – anche molto piccoli – possiamo scegliere di impegnarci completamente per insegnar loro come si convenga far qualcosa, ma possiamo anche metterci alla scuola del loro modo ancora nuovo di osservare il mondo e di creare connessioni, per essere noi discenti di maestri irripetibili. Loro sanno indagare il linguaggio, connettere con cause ed effetti originali, inventare risposte comiche. I bambini hanno bisogno di imparare, hanno bisogno di buoni maestri, ma anche noi abbiamo bisogno di una scuola che non finisca mai e con loro possiamo continuare a imparare e a stupirci.

8 agosto 2024
Vanessa e Simona si stanno sbizzarrendo a inventare vetrine con le novità arrivate in questi giorni. I veterani della libreria, come Babaù, accolgono i nuovi arrivati e assieme allestiscono un barbecue. Le due libraie sono sempre attente a raccontare storie nelle loro vetrine-atelier, che curano con attenzione e con euforia. Ultimi due giorni prima di una settimana di sospensione: per salutare i bimbi amici della libreria oggi abbiamo giocato a Kapla, scoprendo una volta di più che usare le mani è un esercizio da non dare mai per scontato. Gesti apparentemente semplici, lo diventano davvero dopo lungo esercizio, dopo una assidua ripetizione. E il gioco in questo è un grande aiuto, perché fa lavorare le mani e la mente in libertà, senza forzatura, assecondando la reciproca suggestione. Le mani sono uno dei centri del nostro lavoro di librai e non a caso il nostro logo, disegnato dalla carissima Nicoletta Bertelle, è proprio una mano – blu.

7 agosto 2024
In questo preciso momento l’Italia è all’apice nella trasformazione dei suoi agglomerati: alcuni luoghi si svuotano, si spopolano, altri si colmano di presenze e talvolta soccombono all’eccessivo impatto e all’eccessivo e onnivoro consumo dell’uomo. Immagino Lampedusa, in questi giorni, carica di persone quasi da sprofondare, certamente in balia di ripetuti salti della corrente. E vedo Chivasso, popolosa ma con qualche assenza. E in questo tempo noi continuiamo imperterriti a rivolgerci a chiunque abbia la voglia di stare assieme per ascoltare e riflettere, per prendersi cura di un orto comune che è la nostra mutevole cultura: questa sera abbiamo ascoltato A. che ci ha interpellati a partire dalla poesia di Antonella Anedda. Di cose belle in libreria ne stanno succedendo molte e quella di questa sera è una lezione da mandare a memoria, da consegnare al futuro: sono convinto che ci sia del sacro nella nostra azione, qualcosa che ha a che fare con quello che siamo e con quello che sono gli altri: la sacralità non è dentro di noi, è nella comunità libera che formiamo mettendoci in relazione.

4 agosto 2024
Riflessione fuori dalle mura della libreria: quanta attrazione hanno le parole sulle persone? Siamo più attratti dalle parole che conosciamo e che danno voce ai pensieri che da soli non sappiamo esprimere o siamo più attratti da parole sconosciute, spiragli e maglie rotte su mondi che ancora non conosciamo? E noi come libreria, cosa dobbiamo fare? Quali parole dobbiamo veicolare, scegliere, nominare? A chi e a che cosa dobbiamo dare voce e come? Stiamo su una soglia, sul limen, in quel luogo fertile bagnato dalle acque limacciose dei libri con le figure e dei libri senza figure e nulla reputiamo a noi estraneo di ciò che dagli uomini e dalle donne è degno di essere conosciuto.

3 agosto 2024
Combatto una guerra che in molti reputano persa e indegna di essere combattuta. Io non voglio arrendermi di fronte a ciò che umilia l’uomo e il suo più bello spirito. A costo di tristezze e malumori: ci sono paesaggi ignoti di cui andare alla scoperta, rompendo il velo che copre e offusca i nostri occhi.

1 agosto 2024
Nel pomeriggio abbiamo tirato fuori dalle scatole i Kapla, i Connetix e le costruzioni in legno. Con Nereo abbiamo costruito un grande castello assieme e poi lo abbiamo distrutto. Simona ha scattato qualche foto dell’opera, ma di fatto tutte le nostre opere sono destinate a crollare: ma solo i castelli cadono, il lavoro condiviso non sarà mai cancellato dai nostri reciproci vissuti.

31 luglio 2024
Poter vivere consapevolmente un momento bello, questo più essere il risultato di un buon allenamento. Ci vuole la preparazione, l’esser vigili, la concentrazione. In parte bisogna anche lasciare spazio all’oblio: questa sera, durante la lezione di filosofia sulla nostalgia, ho realizzato che la memoria trasforma, modella, ricostruisce, rielabora e rende diversa la realtà passata. Fissare inderogabilmente attraverso una registrazione toglie qualcosa a quel tempo che può e deve lavorare dentro ciascuno, e che poi noi, attraverso il racconto e le storie e le azioni abbiamo il compito doveroso di rendere di nuovo attuale, di realizzarlo nel presente, senza la pretesa di ripeterlo uguale. La nostalgia, che nasce come malattia nel Settecento e che diventa poi sentimento individuale e collettivo, ha molte sfaccettature e il rischio è di guardare indietro e basta: è la nostalgia-rimpianto. Stasera B. ci ha suggerito come buona pratica la nostalgia-gratitudine. Che è poi quello che in libreria cerchiamo di fare durante il Viaggio in Italia.

30 luglio 2024
Tutto gocciola sudore attorno e addosso a noi. Siamo entrati nel periodo dell’anno, in quelle intense settimane, in cui il clima rende nervosi, in cui ci si domanda con fervore il motivo per cui abitiamo questa città senza mare e che non è in montagna. Però Axolotl, proprio come la salamandra messicana, ha la capacità di rigenerare parti del proprio corpo con una rapidità e con un’ostinazione prodigiose. Quindi noi invece di abbatterci, proponiamo in questi giorni di luglio e agosto alcuni degli incontri più belli e importanti dell’anno. Domani è il turno della lezione di Filosofia di B. dedicata alla nostalgia, poi verrà il mercoledì della poesia, in cui A. ci brucerà, ci inchioderà, ci folgorerà con i versi di Antonella Anedda. Se c’è bisogno di buoni motivi per essere felici a Chivasso il 31 luglio, noi siamo orgogliosi di offrirne uno alle 19:15.

28 luglio 2024
Qualche mese fa abbiamo ricevuto un invito da R. per essere oggi a Ronco Canavese. Ed eccoci qui. Abbiamo allestito uno spazio che ci piace moltissimo e i bambini hanno giocato tutto il giorno con gli strumenti che abbiamo messo a disposizione. Abbiamo avuto una conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che i nostri materiali sono potenti, hanno cioè delle potenzialità grandiose, e sappiamo che il modo migliore per comprendere a pieno un oggetto è osservarlo in relazione con i bambini. Quando si ha davanti un oggetto, in questo caso alcuni materiali del gioco destrutturato, l’unico limite è quello della prova, del tentativo, del gioco: non si devono dare istruzioni, bensì poche e chiare regole, utili per sperimentare e concentrarsi. Il resto è tempo ed esercizio, osservazione e imitazione. Essere a Ronco è stato faticoso: spostare parte della nostra proposta non è semplice, non è immediato. Però stiamo seminando, con l’aiuto di preziosi amici e con la disponibilità di una famiglia sempre presente.

27 luglio 2024
Un pensiero, una domanda: cosa è più importante, giusto, opportuno, necessario? Dire ciò che tanti dicono e che molti pensano, provare a dirlo bene, farsi voce di una molteplicità? O è importante sottolineare la propria unicità? È palese che una risposta semplice non esiste e forse bisognerebbe provare a inventare la combinazione ottima – che probabilmente muta costantemente! L’unicità è qualcosa da ammirare, da mostrare, da sottolineare? O è forse qualcosa da custodire silenziosamente? Farsi voce per altri, come si può? È doveroso che una realtà come la nostra parli a nome di altri? Ci sono flussi, correnti, venti: starci in mezzo è necessario, ma dove si sceglie di andare? E come sfruttare queste condizioni senza essere trasportati dove non si vuole? Leggere il mondo e parlarne è affascinante e difficile. Farsi capire e non rovinare il mistero è difficile. Narrare è necessario, ma come farlo?

26 luglio 2024
Giorni lenti, in cui c’è spazio anche per la noia. Salvifica è la noia, quando sappiamo un poco starci dentro e non subito fuggire. La noia genera, non soffoca. Però bisogna passarci in mezzo, come direbbe Julia Donaldson: «non si può passare sopra, non si può passe sotto, bisogna passarci in mezzo». Giorni in cui Chivasso sembra più vuota, giorni di attesa, in cui ogni volta che vediamo comparire F. le guardiamo la pancia per scoprire che M. ancora non si è decisa a nascere, giorni di pulizie. Giorni in cui si prepara una uscita domenicale a Ronco Canavese. Giorni lenti, di cui assaporare la lentezza. Con addirittura qualche leggero soffio di aria.

23 luglio 2024
Questo giorno non lo dimenticheremo presto: in libreria abbiamo combattuto una lotta ardua e alla fine è successo qualcosa che rimarrà impresso nelle nostre memorie. A suo tempo dovremo fare una narrazione di quanto oggi accaduto, ma bisogna dare alla storia il tempo di lievitare, bisogna fare in modo che le lacune si sostituiscano alla informazioni. Sto leggendo questa sera il saggio di Byung-Chul Han dal titolo La crisi della narrazione e nell’affiancare una all’altra citazioni di Benjamin il pensatore che scrive in tedesco riflette sul ruolo «lo tsunami di informazioni» ha nel cancellare la narrazione, che però ha un valore fondante per gli uomini e le donne. Narrare è offrire un’aura al mondo, è uscire dalla mera fatticità che è sorgente della Nausea di Sartre, è essere non frammentati ma contratti in un sé. Come accade con i libri di questo filosofo nato a Seoul, le poche pagine danno molto da pensare.

21 luglio 2024
La mente è spesso orientata alla settimana di ottobre in cui festeggeremo il terzo anno della libreria. Il programma è in parte definito, ma quello che sta capitando in questi giorni è che le intenzioni, che stanno da qualche parte impalpabili, cercano di farsi gocce e cascare laddove possiamo raccoglierle. Capita così che ciò che accadrà è ora sognato e desiderato: quello che succederà in quella settimana, così come ciò che succede nel futuro in generale, non è una mera e semplice conseguenza di ciò che si è deciso, anzi, è un coacervo di plurime forze, piccolo-medio-grandi, che si affastellano e si concretizzano nello scorrere del tempo. Ciò che sarà è in parte già sedimentato nel reale.
Questa è la confusione di questi giorni: la volontà che guarda lontano e la distanza nel tempo che rende tutto ancora definibile.

17 luglio 2024
Questa mattina c’è stata una lunga telefonata con un caro amico, P. della casa editrice Orecchio Acerbo. Anche ieri è capitato di poterci sentire e le parole che ci scambiamo hanno qualcosa di intimo, non nel senso più comune del termine, bensì nel senso che sono attinte da una parte di noi che sta molto dentro e che quindi assumono una forza e un sapore che abitualmente non hanno, non con questa vivacità e con questa tonalità di colore. Ci sono confidenze e passaggi che appunto sul diario perché è bello averli fissati in qualche luogo per poterne esercitare memoria: P. mi ha citato Alex Langer, uomo poliedrico, di cui è stato un caro amico. Di Alex non avevo sentito parlare prima di lunedì, quando Aldo ha letto a tutti noi una lettera-ricordo a lui dedicata scritta da Marco Boato. Così Alex entra con impeto in questa settimana, si propone come uomo di cui ripercorrere le gesta, le parole, i comportamenti, le scelte, le amicizie. E poi con P. si passa a parlare di Tre in tutto, de Il bambino del tram, dei due libri più politici che la casa editrice ha pubblicato: Il cavallo blu e Stardust. E poi nei racconti ci sono esperienze di vicini: liste civiche che portano cambiamenti a Latina, a Castel Maggiore. E poi un ragionamento: si dice solitamente «ho fatto quel che ho potuto», ma non è corretto, non è sufficiente perché bisogna fare ciò che si deve. In questo P. è tenacemente socratico. Essere librai e avere amici come P. è motivo sufficiente per continuare a calpestare questi sentieri.

16 luglio 2024
Ormai diversi anni fa – quattordici per la precisione – partivamo in direzione Saint-Jean-Pied-de-Port, cittadina dalla quale avremmo poi camminato fino a Santiago. A far parte della comitiva c’eravamo anche io e Vanessa e ad accompagnarci, in furgone, gli stessi zii che adesso ci aiutano a vario titolo in libreria. Passano gli anni, ma le relazioni restano salde, si modificano le azioni nel tempo, ma in qualche modo la sostanza della disponibilità e della reciproca vicinanza non muta. In questi giorni sto sfogliando libri che parlano di città, di narrazione, di spettacolo. Sono molteplici gli interessi, sono tanti gli stimoli che si accavallano. Come librai siamo ancora e sempre alla ricerca di una dimensione che sia nostra, non troppo vasta, perché ingestibile e distante da noi, né troppo piccola, perché non ci stia addosso come uno scomodo vestito attillato. Il catalogo, la ricerca dei titoli pilastri, l’esplorazione di territori in cui si viaggia senza la guida di supporti tecnologi e artificiali: occhi, cervello, sensi, percezione. Ondivaghe escursioni librarie.

13 luglio 2024
In un mondo contemporaneo italiano, europeo, occidentale – insomma quello in cui a noi è dato vivere – dove i giganti non abbassano lo sguardo a osservare chi si muove sotto di loro, noi proviamo a essere Davide, «fulvo, con begli occhi e bello di aspetto». Noi sappiamo di essere dalla parte giusta e quindi resistiamo con ogni pulsione di vita, con tenacia e costante creatività. Saremo sale, con l’aiuto di chi ci vuol bene.

8 luglio 2024
Giorni di chiusura per la libreria, ma quando si è librai poco conta se si è in libreria o altrove. In questi giorni al campeggio abbiamo portato con noi le letture che vorremmo fare, che ovviamente sono più di quelle che potremo concludere; sbirciamo in spiaggia ciò che leggono le altre persone – ho scorto in questi giorni I bambini si rompono facilmente (riconosciuto in nave, senza aver letto il titolo, dal formato a dalla sovraccoperta azzurra), Spatriati e I miserabili; pensiamo a ciò che potremo realizzare al rientro in libreria (io degli esperimenti urbani di psicogeografia, Vanessa raccoglie tesori da spiaggia per laboratori a sorpresa e Simona chissà?); siamo stati a Gavoi, un comune nell’entroterra sardo, dove si è svolta la diciottesima edizione del festival letterario L’Isola delle Storie e abbiamo ascoltato Andrea Antinori che intervistava Hannah Arnesen e Alessia Canducci che ha letto brani dal suo – di Hannah – Stardust. Polvere di stelle; abbiamo visitato la libreria di Tortolì e abbiamo comprato due libri, tra cui Is levadoras. Levatrici della Sardegna tra Ottocento e Novecento, un saggio esaurito edito nel 2006, un gioiello che mette insieme documenti raccolti in giro per l’isola. In libreria abbiamo anche ascoltato la richiesta di una mamma che domandava consiglio per fare un dono all’asilo nido del figlio: ha ricevuto dei suggerimenti e noi abbiamo osservato con interesse la scena, domandandoci cosa avremmo proposto se fossimo stati librai al lavoro in quel momento. Insomma, essere librai non è fare i librai, né tantomeno vendere libri. Essere librai è un mestiere missionario.

5 luglio 2024
La Regione Piemonte finanzia progetti di editori e librerie che abbiano sede sul territorio. Scrivere questi progetti è complesso e faticoso. Noi facciamo già molto di quanto scriviamo e per questo in realtà la fatica dell’esercizio di scrittura è – oltre a un dovere amministrativo, necessario per fare richiesta di un contributo – un lavoro che diventa occasione per descrivere ciò che siamo e che vogliamo realizzare. Anche nella fredda burocrazia possiamo instillare la poesia, forse.

4 luglio 2024
Le idee e i progetti non nascono a tavolino: la Storia non è monocausale e tanto meno può esserlo il susseguirsi di eventi piccoli e grandi che originano le cose. Così è normale sentire Vanessa che esclama: «Ho avuto un’idea!». Già, stare in mezzo alle cose ci condiziona, e noi siamo condizionati dai libri, dalle letture, da ciò che propongono altre librerie, da ciò che osserviamo. Tutto questo brulicare di vita si condensa a un certo punto in un progetto, in un’idea, in un desiderio più forte degli altri. Così rispondiamo a delle esigenze, a dei bisogni, a delle volontà. L’esempio più recente di quanto è descritto è il gruppo di lettura in cui sono stati gli adulti a leggere ai piccoli. Di manifestazioni simili – di simili fenomeni carsici – se ne danno molte e non tutte giungono allo stato di realtà. Oggi, redigendo documenti e rendiconti di carattere burocratico-amministrativo, ho maturato una di queste forme di desiderio: dobbiamo girare un film-documentario per raccontare ciò che è successo in questi tre anni a Chivasso con l’arrivo di Axolotl, ma anche e soprattutto per raccontare che cosa Axolotl può ancora essere per questa nostra terra. La cosa più difficile non sarà realizzare questo progetto, sarà piuttosto farlo senza essere autoreferenziali, senza cascare in una mera autocelebrazione. Se questo lavoro accadrà, la cosa più bella che ci possiamo aspettare è di metterci in ascolto e – invece di una narrazione di fatti – trasformarci assieme al racconto che andremo costruendo.

3 luglio 2024
In libreria lavoriamo in tre. Però questo numero è puramente simbolico, perché lavoriamo come se fossimo cento o come se fossimo due. Come se fossimo uno non ancora, perché essere uno è qualcosa di talmente semplice che si può quasi dire impossibile. Due sì, perché nelle decisioni siamo sempre in disaccordo, talvolta cambiano le coppie, più spesso ognuno è della sua idea. Come cento invece non perché siamo particolarmente veloci, capaci, intelligenti: no, come cento perché effettivamente sono moltissimi gli amici e le persone che ci vogliono bene che lavorano assieme a noi, e non per denari, per gloria o per dovere: lavorano perché in quel luogo che è Axolotl c’è parecchio da fare, c’è molto spazio nella piccolezza e ci sono interstizi da abitare. Così si lavora di fino, si cura un particolare piccolissimo, si gioisce assieme. Le cose più grandi si fanno per amore, non per soldi: potremmo sintetizzare così la citazione che apre il calendario del mese di luglio. E questa frase per noi è autentica.

29 giugno 2024
Ultimo giorno del mese di giugno in libreria. In questo mese abbiamo camminato, letto, giocato, ospitato cambi di piccolissimi, scambiato saluti, sbuffato, messo in disordine, riordinato. Son tante le cose che succedono ogni mese. Per ciascuna si dovrebbe fare un bel racconto, inventare delle storie e delle eziologie, per indovinarne l’origine profonda. Approfittiamo di questo riepilogo a tarda notte e a fine mese per sottolineare uno dei servizi che dal 9 ottobre 2021 abbiamo fortemente voluto: in libreria è sempre disponibile un fasciatoio, è sempre disponibile una sedia per allattare, è sempre disponibile uno scaldabiberon. A tutte le mamme e a tutti i papà che passano per la prima volta in libreria ci teniamo a dire che da noi tutto questo si può fare in libertà: non c’è bisogno di comprare nulla, non c’è bisogno di giustificarsi. Le città dovrebbero offrire moltissimi punti in cui i neonati possano ricevere le cure necessarie, da un cambio pannolino all’allattamento. Noi abbiamo offerto il nostro spazio per questo, perché è il minimo che si possa fare. Desideriamo accogliere e ci alleniamo per farlo nel migliore dei modi.

28 giugno 2024
Si è concluso oggi il primo gruppo di lettura composto da genitori e figli. L’immagine di oggi è questa e la vogliamo appuntare per ricordarcene: mentre i grandi leggevano ai piccoli Zeno e Grigio, i piccoli si sono piano piano distesi e hanno ascoltato silenziosi il racconto. La libertà di movimento o di potersi accomodare sembra un lusso nella disciplina odierna, eppure dovremmo avere il coraggio di dare ascolto al corpo. Le intelligenze sono molte (non è una frase fatta): è un’affermazione frutto di studio attento e meticoloso. Ci sono diversi modi per apprendere e, per quanto sia difficile, la scuola e tutti gli ambienti educativi dovrebbero cercare l’armonia tra i bisogni di ciascuno e le necessarie regole di vita comunitaria. Tutto questo è estremamente complesso, perché non è prevedibile con una legge o con una regola univoca: la ricetta muta costantemente e ci chiede di essere vigili, svegli, desti, pronti, duttili, sul chi-va-là. Quando tutto questo capita con naturalezza si può parlare ancora una volta di stato di grazia.

27 giugno 2024
Proporre laboratori di gioco non è un lavoro immediato, senza preparazione. Nei fatti quando c’è un laboratorio come quello di oggi, in cui abbiamo giocato con la pista delle biglie, non è poi granché ciò che va fatto prima dell’arrivo dei bambini che partecipano al laboratorio: si aprono le scatole con i pezzi di legno, si dispongono ordinatamente sulla panca ben suddivisi per tipologia e poi si attende l’inizio. Semplice. Poi però ogni laboratorio ha una storia a sé, anche se è lo stesso identico laboratorio proposto in giornate differenti. Molti fattori modificano lo svolgimento del gioco: i bambini che partecipano, l’attenzione di chi guida, la sistemazione dello spazio, le indicazioni impartite, la risposta di chi gioca. Oggi è successa una di quelle piccole cose che vale la pena evidenziare: C. e L. stavano giocando in disparte, senza accogliere l’invito a lavorare tutti assieme. Io avevo bisogno di lavorare con il gruppo coeso per poter raccontare loro come funziona una pista delle biglie. Spiegare non è sempre un passaggio necessario, eppure oggi l’occasione c’è stata e volevo sfruttarla. Per raggiungere l’obiettivo avrei potuto seguire strade diverse e sono particolarmente contento di quella che ho percorso: ho detto, abbastanza ad alta voce, una cosa che sapevo avrebbe attratto chi era in disparte: «adesso facciamo fare un salto alla pallina». In quell’esercizio c’era ciò che poteva interessare tutti e infatti tutti si sono subito concentrati sulla pista comune e hanno lavorato assieme. Il lavoro è stato un lavoro di collaborazione, guidata, e di osservazione. Dovremmo riflettere sulla potenza di oggetti ben fatti per aiutare i piccoli a usare le proprie capacità immaginative, intellettuali, manuali, pratiche. Oggi è successo ed è stato importante. E nessuno se ne è accorto: questa penso sia l’altra cosa molto importante, lavorare bene quasi fino a scomparire.

26 giugno 2024
Il lavoro della libreria arriva da lontano e va lontano. I libri sono passaggi segreti: da lì entrano tra le mura di Axolotl idee e pensieri e da lì si affacciano all’esterno proposte e inviti. Collaborare alla redazione di un’antologia poi è qualcosa di particolarissimo: si dialoga attraverso la scelta e la proposta di parole altrui. Si va alla ricerca di ciò che altri hanno detto, scritto, fissato. I testi viaggiano, ci si scambia pagine di libri. Fermarsi un poco a raffigurarsi questa immagine è bello.

25 giugno 2024
C’era una volta a Torino il Cabaret Voltaire. È un luogo che non ho mai visto, ma di cui spesso Aldo ci ha parlato. Era una stanza in cui accadevano cose straordinarie: da quel luogo sono passati attori straordinari, spettacoli fuori dal tempo, sono successi miracoli in quel posto. In tutte le occasioni in cui da Axolotl ci sono serate di grazia, io penso a quel luogo, al senso che ha avuto, a ciò che ha saputo essere. Nella nostra libreria non facciamo incontri partecipati da centinaia di persone; siamo quindici, venti, talvolta qualcuno di più: eppure non è il numero che dà sostanza a ciò che capita. Stasera Aldo ha letto l’Odissea e noi abbiamo ascoltato. Abbiamo ascoltato una storia antica di anni e abbiamo viaggiato con la fantasia, siamo entrati nelle vicende di Ulisse, le abbiamo abitate per un po’. E non per dovere, non per un compito: siamo stati lì e abbiamo condiviso un tempo. Non abbiamo presentificato l’opera omerica, cosa da cui mette in guardia Alessandro Giammei in La gioventù degli antenati, ma noi vivi ci siamo accostati al passato.

23 giugno 2024
Un anno fa, in questo giorno, Simona si occupava da sola della libreria, perché io e Vanessa eravamo in ospedale e accoglievamo Zeno. Quest’anno invece il 23 giugno è caduto di domenica e la libreria ha riposato. Ma durante la notte prendono forma i percorsi dell’estate e allora sul sito è stata pubblicata la locandina di Scholé, una serie di lezioni tenute da amici professori che ha tre obiettivi: il primo obiettivo è di offrire al pubblico sette lezioni che siano di grande piacere; il secondo è riflettere sugli strumenti che ciascuna materia ha a disposizione per fare il proprio racconto: come fa lo storico a parlare di un determinato evento? quali sono gli attrezzi intellettuali che può prendere dalla sua cassetta? e quali sono quelli del filosofo, del letterato, dello storico dell’arte?; il terzo è riflettere sull’origine della parola “scuola” e il titolo è palese in questo: scholé è per i greci il tempo libero, il tempo che si può con gioia spendere nell’apprendimento, nello studio. Il nome lo abbiamo rubato al podcast di A., che è per noi una costante fonte di ispirazione.

22 giugno 2024
Anche oggi è stato un giorno speciale: abbiamo ospitato in libreria Serenella Quarello e il laboratorio che ha pensato per Lotte bestiali. È stata la prima volta che ha proposto questo laboratorio. I bambini presenti hanno ascoltato, hanno imitato e hanno sperimentato. Il libro racconta delle grandi lotte che gli animali intraprendono e sottolinea che gli scontri sono sempre legati alla difesa. La creatività animale e la bizzarria delle strategie adottate è impressionante. D’altronde la curiosità porta gli uomini e le donne a osservare con attenzione i comportamenti animali e dall’osservazione scaturiscono racconti strabilianti, con cui la fantasia compete a fatica.
La giornata di oggi la vogliamo ricordare sul nostro diario anche per un altro motivo speciale: E. e M. avevano un sorriso stupendo, non più nascosto. Non c’è bisogno di scrivere il motivo per ricordarlo negli anni a venire. Facciamo festa ed esultiamo!

21 giugno 2024
A volte la pioggia cambia i programmi: stamattina saremmo dovuti uscire in passeggiata, ad esempio, con tutti i bambini tra zero e tre anni. Non è stato possibile. Siamo rimasti in libreria e poco dopo l’apertura abbiamo ricevuto una consegna grande assai di giochi. L’estate è cominciata solo oggi, eppure già arrivano in libreria consegne in previsione del periodo natalizio. Funziona così: il mare si mischia alla neve. Abbiamo diviso, spostato, sistemato: è incredibile come ogni cosa – dopo molto tempo, non subito eh! – trovi il suo posto. Non sappiamo come tutto possa stare in uno spazio che continua a essere uguale e non si ingrandisce mai: capita che inventiamo posti nuovi, pertugi non sfruttati. A ottobre festeggiamo i tre anni della libreria, ma ancora non abbiamo trovato la nostra forma ideale. Chissà se quando ne festeggeremo dieci saremo un poco migliorati o se saremo stati sopraffatti dal nostro entusiasmo per tutto ciò che ci piace?!

20 giugno 2024
A. è un professore delle medie. Lavora come insegnante, ma intanto scrive e collabora con Rizzoli. In questo momento sta lavorando a un’antologia e, quando gli hanno chiesto di fare alcuni nomi di possibili collaboratori tra librai e persone addette ai lavori, lui ha fatto il nostro nome. Così oggi abbiamo avuto un breve colloquio con l’editore: riceveremo un capitolo di prova e dovremo proporre dei brani o dei racconti che possano entrare a far parte dell’antologia. Questo compito da un lato ci rende orgogliosi, perché ci vien riconosciuta una competenza per la quale lavoriamo sodo; d’altra parte siamo anche consapevoli della nostra piccolezza in confronto al vastissimo mare della letteratura. Scegliere e proporre brani non è semplice, bisogna avere intuito, memoria, gusto. Non sappiamo in cosa sfocerà questo abbocco, ma siamo comunque felici e spaventati, stati che ci tengono desti e fan sì che sappiamo quanto si possa esplorare a lungo questo mare. C’è un personaggio che possiamo prendere come modello per stare bene in mare: è Benno von Arcimboldi. Di lui si dice: «Non gli piaceva la terra né tanto meno il bosco. Non gli piaceva nemmeno il mare o quello che la maggior parte dei mortali chiama mare e che in realtà è solo la superficie del mare, le onde mosse dal vento che a poco a poco sono diventate la metafora della sconfitta e della follia. Quello che gli piaceva era il fondo del mare».

19 giugno 2024
Dove finisce tutta la memoria condivisa? Cosa rimarrà di serate come quella di oggi, in cui ci siamo trovati in libreria, abbiamo visto un video montato da A. sul viaggio a Genova, abbiamo commentato possibili modifiche, ascoltato L. ragionare assieme a noi sul teorema di Böhm-Jacopini paragonandolo a una scultura sociale? Che ne sarà del tempo condiviso, dello sforzo di reciproco ascolto? Che fine fa ciò che scegliamo di essere e ciò che siamo? Siamo fatti per dimenticare, non tratteniamo che poca cosa rispetto al vissuto e come G. sottolineava stasera: Funes non pensa, perché ricorda tutto perfettamente. Il pensiero scaturisce dalla selezione e dall’oblio (o sublimazione). Spero comunque che la bellezza, la profonda consapevolezza di essere in mezzo a un tempo vivo, la fame dell’essere con gli altri e per gli altri si intrufoli in qualche meandro di me e possa restarci sempre, affiorando come ricordo e come memoria, magari per farne racconto a chi non c’era.

18 giugno 2024
La riflessione di ieri scaturiva dal fatto che in questi giorni stiamo programmando tutto il periodo estivo e autunnale della libreria: fin da ora stiamo fissando gli appuntamenti di luglio e agosto, ma soprattutto di settembre, ottobre e novembre. Dicembre è invece un mese a parte: a dicembre in libreria non ci sono attività o incontri, perché c’è sempre un gran viavai di persone. Il libraio è anche colui che tesse una trama di relazioni fitte fitte con autori, editori, illustratori, perché l’obiettivo è costruire dialoghi, coinvolgendo famiglie, bambini e ragazzi, insegnanti. Il libro è quell’oggetto magico che permette di incontrarsi, è l’occasione di dialogo e di confronto. Una libreria è un posto magico perché dentro ci sono molte storie, c’è tutto il sudore liofilizzato di chi ai libri ci ha lavorato. I libri sono diamanti formatisi con il tempo, dopo lunga sedimentazione e anche quando nascono di getto – e sono buoni libri – lo sono perché qualcosa è giunto a maturazione. A tal proposito c’è una citazione di Calvino che mi torna in mente: un maestro chiede cinque anni per realizzare un quadro e quando questi cinque anni sono passati lui non ha ancora realizzato nulla sulla tela. Chiede dunque altri cinque anni. I committenti concedono il tempo richiesto, ma quando si presentano allo scadere dei dieci anni, la tela è ancora intonsa. È a questo punto che lui, con un solo e unico gesto realizza il quadro perfetto. Tutta la preparazione di questi mesi si completa poi in istanti unici, che però funzionano per tutto quello che c’è negli strati sottostanti.

17 giugno 2024
Da fuori si può immaginare di conoscere un lavoro perché lo si vede mettere in pratica? Ci sono mestieri che hanno un’aurea che li protegge dalla conoscenza autentica. Il libraio forse è uno di questi mestieri: se pensate al vostro libraio o alla vostra libraia di fiducia forse realizzerete di averli raramente visti con un libro in mano e il motivo è presto spiegato: i librai leggono quando non ci sono persone che hanno bisogno del loro aiuto, quando non ci sono scatoloni da svuotare, quando non ci sono libri da riassortire o da sistemare, quando non hanno cedole di ordini da compilare, quando non stanno scrivendo progetti, quando non stanno organizzando incontri futuri. Voi potete ascoltare i librai leggere durante le letture ad alta voce, quando hanno i figli che desiderano ascoltare qualche storia nota o qualche storia non ancora nota. Sembra scontato, eppure per leggere davvero e per conoscere le proposte editoriali, bisogna strappare il tempo alla notte, ai tempi concitati del giorno, bisogna impegnarsi a fondo: leggere non è il mestiere del librai, è però un loro profondo dovere. Un libraio che non legge non è davvero un libraio. Questa prospettiva ribalta un poco l’idea che si ha di questo mestiere.

16 giugno 2024
Lo scorso anno abbiamo proposto la prima gita targata Axolotl. Andammo, a fine maggio, a Crespi d’Adda, immergendoci nel mondo ormai abbandonato di quello che fu un impero novecentesco dell’industria tessile. Quest’anno siamo stati a Genova, come ideale coronazione di un Viaggio in Italia che aveva come data limite il 2001, con chiaro riferimento alle vicende legate al G8.
La gita è un’esperienza bella, che ci porta fuori, che innesta altri rami sul nostro fusto di persone in ricerca. Di ogni viaggio, nel tempo, restano ricordi diversi: di questo vorrei ricordare il colore dei tetti, chiari rispetto a quelli rossi di Roma: Genova dall’alto è una città di sabbia; le bandiere genoane sparse per Boccadasse; il vento marino e l’odore di pesce nei vicoli; piazza De Ferrari, nella misura in cui stando vicino a S. l’ho sentita paragonare ad una piazza di Madrid e stando vicino a L. ad un luogo di Torino; M. che ci legge A dumenega a Campo Pisano mentre da una delle terrazze arriva la voce di Fabrizio De André; i dialoghi con le persone, poche battute o lunghi scambi; la sosta imprevista lungo l’autostrada dopo che il nostro autobus ha colpito delle indicazioni pendenti i cui pezzi sono caracollati sull’auto a seguito; la stanchezza di G. e il percorso ad occhi chiusi tra i vicoli, guidato dalla mano di B. Di ogni gita restano frammenti e noi non siamo gli stessi che sono partiti stamattina. E poi la nostalgia per il tempo bello di cui abbiamo goduto e che è ora concluso, nell’attesa che possa tornare l’ora propizia di uno stato di grazia.

14 giugno 2024
Non tutte le città possono vantare tra i propri abitanti scrittori come Angelo Petrosino. Chivasso offre questa opportunità e noi siamo molto, molto felici ogni volta che la vicinanza di questo scrittore ci permette di incontrarlo e di ospitarlo in libreria. Angelo Petrosino è magnifico soprattutto per la sua sobrietà sorridente e per la meraviglia che ad ogni appuntamento desidera raccontare: potremmo soprannominarlo lo scrittore delle piccole gioie, ovvero colui che sa catturare quel tanto di stupore che la quotidianità cela tra le sue maglie.
Oggi abbiamo iniziato la lettura ad alta voce di Zeno e Grigio, l’ultimo dei suoi lavori. Alla fine di maggio avevamo messo in programma questo appuntamento, lo abbiamo calendarizzato e abbiamo mandato la newsletter. Questo succedeva poco prima di chiudere la libreria per la pausa pranzo. Siccome si era ormai fatto tardi abbiamo rimandato al pomeriggio la chiamata che avremmo voluto fare ad Angelo per chiedere la sua disponibilità a venire a leggere con noi: non abbiamo fatto in tempo a chiamarlo, perché ci ha preceduti con la sua disponibilità ad esserci.
Siamo orgogliosi e lieti di avere un concittadino come lui, per tutto ciò che sa essere e per come sceglie di esserlo.

13 giugno 2024
Da giornate come quella di oggi si esce stanchi ma felici. Innanzitutto il sole, le belle giornate a fare da sfondo, con il calore ancora tiepido che rende il vivere più quieto. E poi, molto di più, gli incontri: oggi è stata una giornata esemplare, non è mancato nulla in libreria: al mattino appuntamento dedicato ai neonati tra zero e sei mesi, con un’attenzione tutta particolare al gioco, agli stimoli adatti ad ogni fase di crescita di questo delicato e fertile tempo, il primo fuori dal grembo materno. Poi nel primo pomeriggio abbiamo festeggiato il compleanno di M. con una torta squisita. È stato il modo più bello per concludere il percorso con il gruppo di lettura delle medie. E poi nel secondo pomeriggio c’è stata la lettura per i bambini tra i quattro e gli otto anni e uno dei libri che Vanessa e Simona hanno letto lo hanno voluto scegliere i lettori delle medie: La cucina della notte di Maurice Sendak.
La vitalità di uno spazio è dovuta a un’infinità di elementi e di ingredienti e da Axolotl, dobbiamo ricordarlo sempre, non li mettiamo tutti noi; quindi grazie a tutti coloro che portano il loro ingrediente da aggiungere alla zuppa di sasso della nostra libreria.

12 giugno 2024
Una mamma è entrata in libreria, ha specificato delle richieste, ha raccontato del suo bambino, ha ascoltato le proposte di Vanessa, ha osservato il suo bambino in relazione agli oggetti proposti. Uscendo ci ha detto: «Grazie per quello che fate, anche solo per i consigli». È per questo che lavoriamo: per poter condividere il sapere acquisito con l’esperienza e con lo studio. E lo studio, il metterci costantemente nella posizione non di chi sa ma di chi cerca, è fondamentale per continuare a imparare. Nell’imparare e nel continuare a conoscere e ad esplorare ci sono degli ottimi compagni di viaggio: manuali, saggi e lavori di persone sapienti che hanno raccolto saperi e riflessioni. Una delle buone compagne di viaggio è la casa editrice UPPA. Vanessa ha detto: «Felici non basta è troppo bello, adesso me lo rileggo e poi faccio come Sara Marconi, che ogni anno rilegge I promessi sposi».

11 giugno 2024
Dopo un anno trascorso assieme, oggi abbiamo concluso il percorso del gruppo di lettura delle elementari. Siamo grati per la vivacità e i racconti che questi bambini e queste bambine hanno portato in libreria ogni martedì. La forza del gruppo è bellissima: si sono ascoltati, hanno letto, hanno mostrato le loro debolezze e hanno accolto le qualità di ciascuno. Alla fine dell’anno possiamo dire che Axolotl è stato per loro uno spazio come voleva essere: protetto, senza giudizio, in cui ognuno potesse sentirsi libero di stare a proprio modo. I libri che abbiamo letto sono stati: La conferenza degli animali, Hank Zipzer e le cascate del Niagara, Imprebedibile Veronica, Così semplice, Hodder e la fata di poche parole. A ciascuno abbiamo chiesto quale libro fosse piaciuto di più e per quale motivo: la risposta più bella è stata quella di A. che ha detto: «Mi è piaciuto Così semplice, perché mi ha fatto scoprire che voglio leggere libri come questo». L’altra cosa molto bella è stata che quasi tutti hanno scelto un titolo diverso da indicare come titolo preferito. Per noi è importante questo riscontro, a conferma della bontà di una proposta diversificata, ampia, che attraversi stili e generi diversi, tutti adatti all’età ma con tematiche anche distanti tra loro. È bello quando le letture non si chiudono su loro stesse, ma aprono nuovi sguardi e nuove prospettive.

10 giugno 2024
Il lunedì sera, non sempre, ma abbastanza di frequente ci troviamo in libreria con amici e adulti. Assieme facciamo una cosa che ritengo importante, che abbiamo chiamato Viaggio in Italia, e che ha la forma di un convivio, di un dialogo tra ragazzi e adulti. A tenere assieme tutto il viaggio sono l’arco temporale che va dal 1956 al 2001 e il territorio della nostra penisola. Liberamente e piacevolmente, ci si alterna nel racconto di accadimenti e vite locali che hanno una rilevanza e risvolti culturali di un certo peso sui quali si può fare qualche ragionamento, che non hanno alcun intento nostalgico né didattico: ci raccontiamo la Storia attraverso le storie, cerchiamo di rubare al tempo passato e all’esperienza e alla maestria di chi ha vissuto prima di noi strumenti che possono tornarci utili per vivere bene oggi. E vivere bene potrebbe assomigliare a qualcosa come il vivere con una cassetta degli attrezzi, intellettuali in questo caso, ben fornita. In questo lunedì abbiamo ascoltato la storia di Lisetta Carmi, anche in vista della gita che domenica faremo a Genova; abbiamo visto un documento video di un paio di minuti in cui erano ripresi gli operai FIAT al trentacinquesimo giorno di sciopero, il 16 ottobre del 1980, due giorni dopo la cosiddetta marcia dei quarantamila; abbiamo sfogliato il programma di Cinema Ambiente, che propone dei film drammatici su quella che è la situazione del mondo in questo tempo.
Ma soprattutto siamo stati assieme e stare assieme è proprio bello: sedersi per due ore ad ascoltare, a lasciarsi condurre dagli altri, a immaginare passati recenti e futuri possibili. Questo è un po’ quello che accade quando il lunedì sera viaggiamo in Italia.

9 giugno 2024
La domenica la libreria è chiusa, di solito. Nelle pagine di diario allora possiamo riportare alla memoria cose accadute in passato. Sabato scorso, prima che il diario cominciasse, sono passati in libreria L. e un suo amico. Cercavano una tipologia di libri che non hanno trovato, ma si sono soffermati a osservare il tavolo dedicato agli adulti. Su quel tavolo, molto disordinato (o meglio: molto pieno di libri che si fanno spazio a fatica) si trova una proposta assai particolare, composta di saggi, di romanzi, di letture fotografiche, di libri fatti ad arte, di libri introvabili. Ho raccontato loro del progetto delle Edizioni Volatili e l’amico di L. è uscito acquistando due libri preziosi come l’oro, che non sappiamo se mai torneranno in libreria, proprio perché le Edizioni Volatili sono un progetto di esoeditoria e invece di tentare il monopolio culturale perseguono l’obiettivo della semina sparsa, affidata al leggero soffio del vento.

8 giugno 2024
Qual è l’ambizione di una libreria? Quali sono le nostre ambizioni? Ne abbiamo molte e tutte sono strettamente legate al territorio in cui abitiamo e in cui abbiamo scelto di essere: far incontrare il libro giusto al lettore che ne è alla ricerca e ancora non lo sa; costruire un catalogo che rispecchi la nostra identità e il nostro pensiero; conoscere a fondo i lettori, gli scrittori, gli editori e mediare con competenza; seminare bellezza nei bambini; offrire strumenti di attenzione all’infanzia agli adulti; tessere reti relazionali, che possano offrire supporto a chi ne ha bisogno, con le persone che hanno competenza e bontà d’animo; stravolgere i piani del pubblico; sorprendere; incuriosire; destare scalpore, uno scalpore che sia apertura al dubbio e alla ricerca; essere stupiti dagli incontri; meravigliarci per le belle letture e le belle figure; essere riferimento culturale per chi passa; cercare riferimenti culturali arricchenti; generare incontri; piangere leggendo; ridere leggendo; vivere facendo il nostro lavoro; costruire il mestiere come un abito su misura, quotidianamente.
Oggi ci hanno telefonato due sorelle. Sono venute da Torino, Torino centro, per scegliere da noi due marsupi per portare V. e G. Quando succedono cose come questa siamo orgogliosi della proposta che offriamo e siamo orgogliosi di chi, pur potendo acquistare in un clic, sceglie di venire a trovarci, completando e dando vigore al senso del nostro credere nelle buone pratiche.

7 giugno 2024
Questa mattina abbiamo ricevuto la notizia della morte di Attilio Cassinelli. La sua è una fine molto bella, per quanto giungere alla fine del cammino sia qualcosa che ha a che fare con il mistero e può suscitare reazioni assai diverse. Cento anni, un lavoro per cui gli siamo riconoscenti non da oggi ma fin dall’inaugurazione e, nelle nostre case, fin da prima. A farci innamorare di lui: le sue fiabe, il suo tratto, la cura per le parole e l’alta considerazione per il bambino lettore e la bambina lettrice. Forse proprio nell’aver creduto davvero che i bambini sanno leggere, che possono metterci del loro nella lettura, sta l’elemento che più volte abbiamo raccontato in libreria. Chivasso non è una città gigantesca, eppure dei suoi libri in meno di tre anni ne abbiamo venduti non a decine ma a centinaia.
E oggi alle ore 17:15 è cominciata puntuale la lettura per i bambini di due e tre anni ed è stato con grande gioia che Vanessa e Simona hanno scelto Pericle e il tesoro, una delle sue storie, da leggere ad alta voce, da tenere in mano mostrando al pubblico di piccoli ascoltatori le sue inconfondibili, chiare, vivide immagini.

6 giugno 2024
Ci sono giorni in libreria in cui il lavoro di libraio assomiglia assai poco all’idea che chi non è del mestiere potrebbe farsi. A me torna spesso in mente un racconto autobiografico del libraio siciliano Salvatore Cangelosi in giornate come questa, trascorse senza aprire un libro, ma a spostare pesantissimi scatoloni prima da svuotare e poi da riempire di nuovo: in La città e i libri si parla proprio di questo: del giovane Salvatore che per caso va a lavorare in una libreria e ciò che scopre fin da subito è la fatica fisica di questo mestiere. Riaprendo i libro in cerca di qualche passaggio interessante, ne ho trovato uno commovente: l’autore è un ventitreenne che viaggia in autobus per raggiungere la libreria Ciuni in centro a Palermo. Durante il viaggio ha modo di osservare quotidianamente donne che, assieme ai segni di una passata bellezza, hanno scritta sul viso la fatica di portare a casa un tozzo di pane: «Di sera, a casa, studiavo il doppio. Mi sentivo addosso una forza che avrebbe abbattuto qualsiasi ostacolo. Ricordavo sempre le donne di servizio che avevo conosciuto sul bus, i loro incredibili sacrifici, le levatacce quotidiane, le loro mani gonfie di geloni. Imparai tanto da quel loro modo eroico di stare al mondo».
Noi non abbiamo fatto scuola da librai, ma in qualche modo abbiamo raccolto testimonianze, abbiamo costruito il nostro modo di lavorare, riconosciamo che la buona sorte e la bontà generosa delle persone che ci sono vicine ci permette ogni giorno di essere ciò che più profondamente desideriamo essere.

5 giugno 2024
Oggi era una di quelle giornate mondiali che ricordano qualcosa, e in particolare era la giornata mondiale dell’ambiente. A proposito di queste giornate memoriali, in un intervento su Radio3 durante la trasmissione Fahrenheit, Antonio Brusa rifletteva più o meno così: al curricolo verticale di storia sono state tolte moltissime ore, tanto da ridurre di quattro anni il tempo dedicato all’insegnamento di questa materia nell’arco temporale che va dalla scuola elementare alla fine del ciclo delle superiori. Sono invece esponenzialmente aumentate le giornate della memoria, nelle varie sfaccettature che questo evento comporta. Lo storico sostiene che sia in atto, da parte dei governi nazionali, una educazione alla memoria, che in qualche modo indirizza e guida le volontà. Eppure, propriamente democratico non è questo tipo di esercizio, bensì un lavoro di educazione della memoria. Il fine di una educazione della memoria dovrebbe essere quello di poter scegliere personalmente e come comunità e come società l’eredità storica di cui prendersi cura.
Oggi, in libreria, abbiamo scoperto che era la giornata mondiale per l’ambiente in questo modo: con Nereo stavamo pulendo il tratto di via Teodoro II dove si affacciano le nostre vetrine e le vicine, osservandoci al lavoro, ci hanno detto che era il giorno giusto. In qualche modo abbiamo praticato un’indicazione, un suggerimento, pur non conoscendolo. Nei prossimi giorni, comunque, pur non essendo tutto il mondo impegnato a celebrare, noi – se Nereo avrà ancora voglia di aiutarci – ci prenderemo cura di quel tratto di città del quale ci sentiamo responsabili.

4 giugno 2024
Di cose successe oggi se ne potrebbero raccontare diverse. Dall’arrivo di una scatola grandissima, che conteneva un espositore, alla richiesta di S. di avere quella scatola per usarla in occasione del palio di Livorno Ferraris per costruirci un’alta torre medievale; dalla consegna del nuovo titolo dei Miniborei Il lupo ai continui movimenti di libri da una parte all’altra. E, dovendo scegliere, ci soffermiamo su questo ultimo binomio: libri che arrivano e libri che gironzolano, libri scelti per essere donati e libri di cui ci sono molte copie e che si preparano a trovare un posto comodo in magazzino. Il lupo ad esempio è arrivato in sette copie. Capita, con gli editori di cui ci fidiamo, di voler fare una piccola scorta. Siamo sempre combattuti tra quello che vorremmo fosse il catalogo della libreria e lo spazio che effettivamente riesce a ospitare i libri. Si formano continuamente pile, molti albi si sdraiano sopra ad altri per trovare posto, fino a quando proviamo a rimettere un poco d’ordine, che però non dura a lungo. Ma da qualche mese abbiamo un preziosissimo aiuto: P. studia costantemente i modi per ottimizzare gli spazi, per gestire il magazzino e si fa carico di portare a spasso carrelli e carrelli di libri. E per tutto questo noi siamo estremamente grati.
E poi c’è una cosa che dobbiamo senz’altro scrivere sulla pagina di diario di oggi: Simona è tornata in libreria dopo un mese di assenza per malattia: grande rientro, per la gioia nostra e di tutti gli amici di Axolotl! Viva le libraie in salute, o quasi!

3 giugno 2024
La libreria ha quasi tre anni, ma non è tardi per cominciare a tenere un diario.
Un diario che tenga traccia del lavoro di Axolotl, che sia di memoria.
Axolotl non è nata per essere un negozio e questi appunti quotidiani hanno tutta l’intenzione di sottolineare l’identità di un luogo che germoglia nel centro di Chivasso. Essere librai non è un mestiere come un altro. Non si dovrebbe scegliere a caso il proprio mestiere: non lo si dovrebbe scegliere a caso né tantomeno lasciare che siano gli altri o le situazioni a sceglierlo per noi. Se non scegliamo siamo scelti e tutto ha conseguenze. Qual è dunque il cuore dell’essere librai da Axolotl?
Oggi possiamo rispondere con la narrazione di un incontro. È passata in libreria M., una maestra che ha scelto un libro per ciascuno dei suoi allievi come regalo di fine anno, pensandoli uno per uno. In questi anni abbiamo visto usare il bonus della carta docenti in molti modi. M. ha scelto di usarlo per gettare semi di lettura per i suoi bambini. Esserci per questi incontri è necessario. E per esserci bisogna leggere molto per saper molto raccontare, affinché il libro giusto possa giungere tra le mani di un lettore che possa amarlo, che possa spremerne gusto, che possa sperimentare una gioia che poi vorrà ancora ricercare nei libri. La lettura non ammette imposizioni, come l’affetto, come le relazioni.
Viviamo come librai per costruire reti assieme a persone come M.